UNA COMMUNITY DI DONNE VIAGGIATRICI INDIPENDENTI, AUTONOME E SICURE DI Sè
C’è una domanda che mi sento fare spesso, e forse te la sei fatta anche tu: “Ma un viaggio di gruppo… non è per chi non riesce ad organizzarsi da sola?”
Capisco. Anche io, per un bel pezzo della mia vita, ho pensato che viaggiare in modo davvero autentico volesse dire farlo in autonomia, magari con un’amica del cuore o in coppia. Il gruppo evocava immagini di pullman, bandierine alzate e musei a tappe forzate.
Poi ho cambiato idea. E ora ti racconto perché.
Il problema non è viaggiare. È farlo nel momento giusto, con le persone giuste.
Quante volte hai rimandato un viaggio perché nessuna delle tue amiche poteva, o voleva, venire? Quante volte hai aspettato l’occasione perfetta che non arrivava mai?
Io ci sono passata. E so che quella sensazione di voler partire ma non sapere come, o con chi, è una delle più frustranti che esistano. Non perché tu abbia paura di viaggiare. Ma perché certi posti, certe esperienze, si sentono più belli se c’è qualcuno con cui condividerli.
Il punto è che quella persona, o quelle persone, potrebbero già esistere. Non le hai ancora incontrate.
Cosa succede davvero dentro un gruppo di sole donne
Quando si tolgono di mezzo le dinamiche di coppia, le aspettative familiari, il dover spiegare o giustificare ogni scelta, le donne si aprono in un modo completamente diverso. Si ride di cose che sarebbe difficile spiegare a chi non c’era. Si fanno conversazioni alle undici di sera davanti a un bicchiere di vino locale che non avresti mai avuto con i tuoi colleghi o con tua sorella.
Non devi performare. Non devi essere la moglie, la mamma, la professionista, la figlia responsabile. Puoi essere solo tu, con tutta la curiosità, la stanchezza, la voglia di ridere e di perderti che porti con te.
Quello che nasce in un gruppo piccolo, in tre o quattro giorni lontano dalla routine, spesso assomiglia a un’amicizia vera. Del tipo che dura. Scegliere di tenere i gruppi piccoli, non è solo una scelta organizzativa. È una scelta di qualità umana.
In un gruppo grande sei un numero. In uno piccolo sei una persona. Si impara il tuo nome il primo giorno. Si aspetta che tu finisca il caffè prima di ripartire. Si nota se quella mattina sei un po’ silenziosa.
Quella cura cambia l’esperienza. La rende tua, non generica.
Non devi essere una viaggiatrice esperta
Una cosa che tengo a dire sempre: questi viaggi non sono pensati per chi ha già visto tutto e cerca il prossimo timbro sul passaporto.
Sono pensati per chi ha voglia di partire, punto. Che tu abbia viaggiato tanto o pochissimo, che tu sia alla tua prima esperienza da sola o alla quinta, che tu abbia trent’anni o sessanta, l’unico requisito è avere voglia di esserci davvero.
Al resto, la logistica, i posti, le prenotazioni, i ristoranti, le guide, non devi pensare. Tu devi solo arrivare.
E se non vado d’accordo con le altre?
È la domanda che nessuna dice ma tutte pensano.
La risposta onesta è: non puoi saperlo in anticipo. Ma l’esperienza insegna che le donne che scelgono questo tipo di viaggio tendono ad avere qualcosa di fondamentale in comune, non necessariamente gli stessi gusti o la stessa età, ma lo stesso approccio: aperto, curioso, disposto a lasciarsi sorprendere.
E poi c’è una cosa che ho imparato sul campo: le persone si comportano meglio di quanto ci aspettiamo, quando si sentono al sicuro. E in un gruppo piccolo, con qualcuno che tiene le fila con attenzione, ci si sente al sicuro abbastanza in fretta.
Allora, cosa aspetti?
Se sei arrivata fin qui, forse c’è già qualcosa che si muove. Una vocina che dice “forse sì, forse è la mia cosa”.
Ascoltala.
Non aspettare che qualcuna ti chieda di venire. Non aspettare il mese giusto, la situazione perfetta, la valigia nuova. Guarda le date, leggi gli itinerari, e se senti che qualcosa ti parla, scrivimi.
Quella conversazione potrebbe essere l’inizio del tuo prossimo viaggio.
Il tempo in valigia è già pronto. Manchi solo tu.